MARSALA

26 Ott , 2025 - Articoli,Degustazioni

MARSALA

Ho avuto alti e bassi, forse anche per colpa delle scaloppine.

Simboleggia la personalità solare.
Un vino liquoroso, nel tempo spesso svanito che ogni tanto esce dal torpore.
Ciò nonostante è un grande vino.
Non c’è nulla che raffiguri la Sicilia occidentale più del Marsala.

Una volta il suo areale era più vasto, comprendeva anche parte dei territori di Palermo e Agrigento.
Oggi si racchiude nell’ambito della provincia di Trapani, esclusi i comuni di Pantelleria, Favignana e Alcamo.

Scoperto a fine Settecento dagli inglesi, che cercavano ben altri articoli come la “barilla”, un prodotto ottenuto dalla combustione di alghe e salicornia per ottenere soda per l’industria del sapone.
E fu così che John Woodhouse, figlio di un imprenditore di Liverpool, nel 1773 durante un viaggio che lo portava a Mazara del Vallo con la sua nave, fu costretto a rifugiarsi nel porto di Marsala.

Qui conobbe questo vino, ne acquistò un certo quantitativo che poi rafforzò con acquavite sull’onda di vini più o meno similari, sia spagnoli che portoghesi, in modo che potesse affrontare il viaggio di ritorno senza il pericolo di guastarsi.
Woodhause fiutò l’affare e ritornò per comperare terreni da vitare e affittare magazzini per la lavorazione da frati Carmelitani e altri proprietari.

Ma fu grazie all’Ammiraglio Orazio Nelson, che volle rifornire di Marsala la flotta reale, che questo vino ebbe la sua grande fama.

Marsala è città di mare oltre che di vino, è città di storia.
Qui i Fenici fondarono la città di Lilibeo, oggi Marsala dall’arabo Marsa-Alì, il Porto di Alì, italianizzato poi dai Normanni.


Ci sono prevalentemente condizioni climatiche che danno uve per vini alcolici e poco ricchi in acidità, anche a causa delle limitate condizioni idriche, tuttavia ideali per queste varietà che vogliono terreni poco fertili detti “sciare” (dall’arabo: terra arida).

Sono terre rosse, argillose, terre brune.
Qui nomi come Catarrato, Inzolia, Grillo, Damaschino, Nerello Mascalese, Perricone, trovano il loro ambiente ideale a questo scopo.

Siamo in una terra abbracciata dal mare, da San Vito lo Capo a Trapani, fino oltre Marsala, la salinità apportata alle uve dal mare, influenza fortemente la composizione aromatica di questi grappoli.

La fermentazione un tempo avveniva solo in botti di castagno (i carratuna).
All’uva veniva aggiunto del solfato di calcio (gesso) per aumentarne l’acidità, oggi proibito.

CREDITI: Cantine Florio

Va aggiunto dell’alcol etilico di origine viticola e/o acquavite di vino, si usa anche del mosto cotto (calamich) per dare, quando serve, una colorazione bruna più accentuata.
Il vino base viene così rinforzato generalmente con mistelle, tranne che nel Marsala Vergine, al quale si aggiunge solo alcol.


Molte sono le varianti di questo vino liquoroso che può essere secco, semisecco e dolce.
Lo troviamo dal Superiore al Superiore Riserva, al Vergine o Soleras, al Vergine Riserva o Soleras Riserva, al Vergine Stravecchio o Soleras Stravecchio, altre menzioni come Marsala Fine, tipo Oro e Rubino, e altro ancora.

L’incertezza e la confusione nel consumatore ne è spesso la conseguenza.
Rimane comunque il più prestigioso dei vini liquorosi italiani.

Conoscerlo un po’ vale a dire catalogarlo meglio e saperlo utilizzare nei migliori dei modi.
Il suo consumo va da un piacevole aperitivo, al sorseggiarlo in un momento di sosta.

Va benissimo anche nell’utilizzarlo in cucina, ad alcune preparazioni da un tocco come nessun altro, personalmente nelle scaloppine non saprei cosa altro metterci, ma relegarlo solamente lì è un “delitto”.

CREDITI: Cantine Florio


Nella sua storia ha fatto parte dei vini medicinali.
L’impero austro-ungarico emise addirittura un decreto dove la farmacopea austriaca doveva utilizzarlo sia puro che componente degli enoliti o vini medicati.

Negli USA, nel periodo del proibizionismo, veniva venduto il Marsala Florio Tonic in farmacia con la dicitura Hospital Size.

La sua vita è contornata da uomini che ne hanno fatto la storia.
Non solo il famoso imprenditore di Liverpool e l’Ammiraglio Nelson, anche l’investitore Beniamino Ingham e il nipote Witaker hanno avuto un ruolo importante.

Si arriva a coinvolgere anche Garibaldi, a testimonianza di questo, una “lapide” nelle Cantine Florio a commemorare la sua visita allo stabilimento nel 1862.

Da allora, anzi dal 1830, quando arrivò Vincenzo Florio, ad insediarsi a Marsala furono praticamente tutti italiani: Amodeo, Rallo, D’Alì, nel 1880 Paolo Pellegrino, e poi altri ancora.


La storia di questo vino incredibile è farcita anche da periodi bui, nati forse a seguito di indirizzi strategici non ideali.
Sono nati così Marsala aromatizzati, al caffè, al mandarino, alla mandorla, alla sambuca e chi più ne aveva più ne metteva.

Marsala “speciali” che non hanno fatto altro che lesionargli l’immagine, e che nulla avevano a che fare con quei Marsala fantastici che possiamo tranquillamente trovare, purtroppo non dappertutto.

E’ vino complesso e versatile, nelle sue varie declinazioni soddisfa tutte le esigenze, si apprezza l’unicità del principe dei liquorosi, figlio di questa terra abbagliata dal sole e avvolta dal vento.


Bene, il piccolo lavoro sul Marsala è terminato, mi è venuto il desiderio di rilassarmi con un Marsala vero.

MARSALA VERGINE RISERVA 2010 – FLORIO

Da uve Grillo surmature, fermentate in vasca di cemento, affinato in unico fusto da 25 hl per circa 13 anni nella Cantina Garibaldi della tenuta Florio, a pochi metri dal mare.

Niente mistelle o mosto cotto, per fortificarlo si aggiunge solamente alcol etilico di origine viticola.

E’ di colore giallo oro intenso con moderati riflessi ambrati.
Da subito emergono note salmastre che fanno da cornice a profumi floreali di ginestra, di cereali, frutta secca e cuoio, profumi pungenti che ricordano il distillato di ciliegia, la farina di castagne e una sfumatura olfattiva mai trovata, una nota elegantemente e lievemente acre che mi ricorda l’odore della polvere da sparo, incredibile!

Il sorso si presenta decisamente secco, al palato ripercorri quanto trovato nei profumi, la persistenza è infinita, sostenuta da una decisa ed elegante acidità.
La temperatura di servizio a 15°C e il bicchiere adatto completano l’opera.

Un vero figlio del Mediterraneo.

CREDITI: Cantine Florio


UN SALUTO E STATE ALLEGRI
POLDO

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3 Responses

  1. Bravissimo Poldo, personalmente amo anche il Marsala Debartoli.Sulla famiglia Florio ci sono due libri molto interessanti dove si scopre che loro,all’inizio, commerciavano in spezie. Un caro saluto Eugenia

  2. Bravissimo Poldo, personalmente amo anche il Marsala Debartoli.Sulla famiglia Florio ci sono due libri molto interessanti dove si scopre che loro,all’inizio, commerciavano in spezie. Un caro saluto Eugenia

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