NON SOLO VINO IN QUESTA BOTTIGLIA
Fa caldo in questi giorni, la Pianura Padana dove al momento sto è avvolta da una morsa rovente, anche notturna.
Parto presto per Valdobbiadene (TV), vado a trovare Loris Follador a Case Coste Piane www.casacostepiane.it.
Suo nonno nel 1906 a 16 anni ha incominciato a fare l’agricoltore e poi a vinificare. La sua famiglia ha sempre fatto vino, non ha mai venduto uve.
Oggi ci sono anche i due figli di Loris a gestire la piccola azienda.
Prima erano i miei figli che lavoravano con me, ora sono io che lavoro con i miei figli. Giusto, le redini di un’azienda vanno lasciate quando ancora sei in grado di guidare.
6,5 ettari di vigna posta tra i 300 e 400 m slm, tutta vitata a Glera (l’uva per il Prosecco oggi si chiama così), più tre filari di Riesling per una prova voluta fare qualche anno prima.
Un totale di 50 mila bottiglie, ma non sempre, dipende dall’annata.
Loris mi aspetta in campagna, nel paesino di Miane, alle 09,30 sotto il grande albero, me lo ricordo: è un castagno di oltre 700 anni.
Lì attaccato, nel paesino di Combai, da quasi cent’anni fanno la festa dei marroni, quelli avvolti nel riccio pungente, tanto per intenderci.

Ci si saluta fraternamente.
“Vedi” mi dice, “se tu lavori bene, quello che guadagni per vivere dignitosamente arriva sempre, ma non tutti l’hanno capito”.
Camminando mi fa notare delle botti in cemento all’aperto.
“Servono per il recupero dell’acqua piovana, acqua che utilizzo per fare i trattamenti alla vite, non voglio utilizzare acqua potabile per questo, e poi l’acqua recuperata quando la utilizzo è meno fredda e durante il trattamento entra meglio dagli stomi della foglia”.
Parlando facciamo un lungo giro nelle vigne, alcune hanno pendenze che arrivano al 60/70%, lavorarci dentro non è facile.

“Uso rame e zolfo, ma prima della fioritura solo zolfo, il rame per il fiore è pericoloso.
Lascio volutamente l’erba alta tra i filari, la falcio solamente prima della vendemmia: la presenza dell’erba salva il cotico (quello spessore di 3-4 cm di apparato radicale dell’erba) che così non viene bruciata dal sole.
Poi ha un vantaggio: metabolizza l’80% del solfato di zolfo che usi e lo utilizza come macro elementi.
Se io continuo a falciare per fare meno fatica a lavorare, continuo a portare azoto al terreno invece di apportare fibra che mantiene il terreno più morbido.
Se continui a falciare, le radici dell’erba si seccano a causa del sole e il terreno diventa duro”.
Mi guardo in giro e vedo che in molti campi dove vi erano patate e mais oggi hanno piantato la vigna.
“La terra vocata alla vite non c’è dappertutto: è arenaria in decomposizione quella buona”.

“Questa arenaria ha la capacità di inglobare acqua, in pratica durante l’inverno accumula acqua e, con i periodi caldi, questa acqua mineralizzata evapora.
Di conseguenza l’apparato radicale della vite si nutre anche di questo.”
“Questa pietra poi, andando nel profondo, ha degli strati più duri, strati di molera, pietra da costruzione, pietra per fare le mole, quelle per affilare i coltelli.”
Lì vicino a testimonianza di questo è visibile un tentativo fatto più di 100 anni fa di estrazione di una mola da mulino, tentativo poi abbandonato forse a causa di una vena sbagliata.

Qualche metro più avanti un profumo incredibile mi colpisce, un mix di limone leggermente speziato, è fantastico.
“È la Lippia citrodora” dice Loris, “con questa una volta si faceva una sorta di tè buonissimo”.
Che spettacolo!

La passeggiata continua in un altro vigneto, siamo al 14 agosto, l’uva è in piena invaiatura, è quel periodo in cui il grappolo da verde assume il colore tipico della varietà

È un’uva spargola, la pianta è solo stata leggermente defogliata in quanto l’uva teme la luce diretta che la scalderebbe troppo, con conseguente perdita di composti aromatici e di acidità. Queste sono uve molto delicate, bisogna porre molta attenzione.
Bene, ho visto tanto, causa caldo la sete si fa sentire.
Vado contro chi sostiene che quando si ha sete bisogna bere solo acqua. È vero, ma non sempre.
È così che al fresco della cantina veniamo raggiunti da una coppia di ragazzi friulani simpaticissimi e una coppia di francesi d’Alsazia (terra meravigliosa e di grandi vini).

Fresco invitante, semplicemente fantastico, questo vino frizzante naturalmente conserva ancora un po’ dei suoi lieviti perché non filtrato.
Nell’ultima parte della mescita il vino diventa un po’ annebbiato, è ancora più buono.
Ha elevata intensità olfattiva, note di frutta esotica, pesca, albicocca, profumi floreali, poi ancora frutta, arriva anche un tocco leggero di rosa.
Un’alternanza olfattiva fantastica, il gusto è equilibrato ed elegante, non smetteresti mai di berlo e la sete diventa solo una scusa.

In questo Valdobbiadene Prosecco DOCG, all’interno di questa bottiglia non c’è solo vino ma un binomio ambiente-viticoltore, elemento primario che si trasmette sino al vino.
Così nascono i caratteri unici e inconfondibili e il solido legame con la zona d’origine.
UN SALUTO E STATE ALLEGRI
POLDO
