TARTUFO BIANCO D’ALBA

9 Nov , 2025 - Articoli

TARTUFO BIANCO D’ALBA

Ha fatto innamorare anche Afrodite diventando così il principe degli afrodisiaci. Speriamo che Venere non se ne sia presa a male, ma a lei già hanno dedicato un monte e ne hanno copiato l’ombelico per dare forma al tortellino.
Mai mancava nelle orgette del Casanova e della marchesa Pompadour, la celebre favorita di Luigi XV.

Si parla del Tartufo Bianco, il Tuber magnatum Pico, classificato con nome latino per la prima volta da tale Alberto Pico, che lo cita nel 1788 in una sua tesi all’università di Torino.

Per il tartufo il sesso non esiste. Per riprodursi deve infatti fruttificare in un modo tutto suo, facendo maturare quelle spore da qualcuno definite “i semi del fungo” ma, che semi proprio non sono.
E’ un fungo ipogeo, compie il suo intero ciclo vitale sottoterra. Appartiene alla famiglia dei simbionti in quanto vive in simbiosi con l’apparato radicale di piante arboree, non tutte però da lui preferite e non tutte adatte alla sua nascita.
E’ un rapporto micorizzico pianta-fungo.

E’ reperibile generalmente dalla tarda estate sino a metà inverno, sotto querce, salici, pioppi e tigli, in terreni umidi. Ad individuarlo, il trifolao. Con il suo cane percorre colline e fondo valli avvolto dalla bruma ottobrina e invernale.


L’esposizione non è molto importante ma predilige il Nord, Nord-Ovest. Preferisce essere riparato dal vento dove il prosciugamento del terreno è più lento, in terreni marnosi-calcarei, ad una altitudine che non vada troppo oltre i 700 metri slm.

Un mondo che tradizionalmente ha un alone di mistero. E’ stato creato il mito!
Le colline delle Langhe e del Roero sono famose nel mondo anche grazie a questo fungo, attorno a lui ruota un sistema turistico fortemente rilevante. Determinarne i quantitativi annualmente raccolti è praticamente impossibile.

Alba vanta il più vecchio mercato, per questo ne determina praticamente il prezzo anche di altre zone.
La Fiera del Tartufo d’Alba nacque nel 1929 come fiera mostra campionaria, era inserita nei festeggiamenti della festa di vendemmia.
Allora il tartufo bianco costava attorno alle 130 delle vecchie lire al chilogrammo, che, comunque all’epoca era quasi uno stipendio.
Definita ufficialmente fiera del tartufo nel 1933, nel 2024 in alcuni negozi di Alba, la pezzatura media è stata venduta anche 7000/7500 euro al chilogrammo.
Ne ha fatta di strada!

Non vi è alcun dubbio, il Tartufo Bianco d’Alba dà un tocco di nobiltà ad ogni portata.
Il suo aroma varia a seconda del grado di maturazione e dei corpi fruttiferi.

Personalmente, un piatto su tutti: uova all’occhio di bue parzialmente cotte nel burro, sopra una bella “grattata” da 10 grammi sono sufficienti, diventano pochi su un risotto alla parmigiana disteso nel piatto.
Lo adoro sui tajarin e sulla fonduta, non lo amo particolarmente sulla carne cruda (de gustibus).

Ritengo ci voglia un po’ di calore, che esce dal piatto e attraversa le nostre lamelle per assaporarne appieno il profumo.
Per quanto riguarda l’abbinamento con il vino, dipende anche dal piatto. Generalmente i fantastici rossi di Langhe e Roero ne sono un motivo ben riuscito.

E’ un godere non solo gastronomico e forse afrodisicamente, sicuramente commerciale.
Ma se serve solo per il talamo nuziale potete fortemente risparmiare comprando, al suo posto, della mandragora o del ginseng, e:
Auguri e figli maschi.


UN SALUTO E STATE ALLEGRI
POLDO

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