SI FA PRESTO A DIRE LAMBRUSCO

16 Nov , 2025 - Articoli

SI FA PRESTO A DIRE LAMBRUSCO

Più ero “ignorante” più ero buono
Nei tempi passati, massacrato da tutti
Venivo definito un non vino
Veronelli prima mi disse che ero “vino gassosa” poi, il vino dei rivoluzionari, dei socialisti e degli anarchici.

Me ne hanno dette di tutti i colori, intanto sono ancora qui, più forte e più richiesto di prima. Sono sicuramente migliorato nel tempo ma ho ancora a che fare con chi ha nostalgia del passato. Vivo principalmente tra Parma e Bologna, sono particolarmente presente a Reggio Emilia e Modena, qualcosa ad Alessandria, sto molto bene anche nella Bassa padana, alla sinistra del Po, dove mi sposo con grandi piatti della cucina mantovana. Peppone e Don Camillo, dopo aver litigato, facevano pace brindando con me.
Sono sicuramente diverso dagli altri vini, e non perché pizzico amabilmente il palato. Le mie caratteristiche sono l’esito, il riassunto del clima, delle terre e dell’indole delle genti di questi ambiti.”

E’ apparentemente semplice, bassa alcolicità, l’elevata acidità, l’impronta fresca e fruttata, con un tocco di viola, il tutto unito dall’attività che l’anidride carbonica disciolta naturalmente nel vino, svolge.

È uno dei più antichi vini italiani.
Dall’inaugurale stato di vite selvatica, ha conquistato la dignità della famiglia viticola grazie ad una evoluzione durevole nel tempo.

Il nome proviene dall’unione di due parole latine:
labrum (orlo, margine) e ruscum (rovo, pianta spontanea).
Il tutto si rifà alle viti che crescevano selvatiche spontanee ai bordi dei campi.

Ne è prova che la vite Labrusca (ossia selvatica), nella zona padana simboleggia la prima dimestichezza enologica trovata nei reperti dell’età del bronzo.

CREDITI: www.lambrusco.net

Lambrusche o labrusche, erano per i romani le viti selvatiche che si arrampicavano spontaneamente sugli alberi.
Solamente ai primi del Settecento si iniziò a usare la parola Lambrusco.

Sono generalmente vini rossi frizzanti, di gusto oscillante dal secco al dolce, dalla schiuma esuberante che si dilegua velocemente.
Il colore si sposta dal rosato al granata ed al rosso cupo ammantato di viola.

Dalla parsimoniosa gradazione alcolica profumante di viola, è, come disse Paolo Monelli (scrittore), rusticante.
Rispecchia la natura e la gente di questi luoghi.

Lambrusco è il nome di una comitiva di vitigni, tra loro somiglianti ma non uguali:

  • L. Salamino, dal colore particolarmente inteso
  • L. Grasparossa, forse quello che rispecchia maggiormente la tipicità
  • L. Marani, intenso al colore e dall’elevata acidità
  • L. Maestri, orgoglio di Parma, dall’intensa colorazione violacea e ricco di tannini
  • L. Viadanese, diffuso nel mantovano
  • altri come Oliva, Montericco, A foglia frastagliata, di Fiorano, Benelli, Barzaghi…

Ma è forse al Sorbara che si deve la maggiore popolarità del Lambrusco.
Anticamente era conosciuto come il miglior spumante rosso italiano.

Differenziato dai suoi fratelli per un colore di umile intensità, se non addirittura rosato, anche in funzione dei diversi terreni.

La pianta ha fiori naturalmente femminili, dagli stomi corti e flessibili che la rendono sterile, condizionandola ad essere affiancata da piante impollinatrici come il Lambrusco Salamino.

Ricordo ancora la bevuta di un grande Sorbara dalla spuma spigliata che metteva letizia, l’Eclisse, in cantina Paltrinieri a Sorbara, completato da uno strepitoso gnocco fritto che più volte poi ho provato ad imitare, senza mai riuscirci.

Lambrusco era ed è convivialità, è un vino versatile le cui diversità danno valore.
Preferitelo:

  • frizzante da metodo Charmat, rifermentazione lenta in autoclave
  • o Metodo Classico, rifermentazione in bottiglia

Fate voi.

Per me è arrivato il momento, si fa sera.
Un ottimo Lambrusco con un classico della cucina italiana:
Tagliatelle al ragù di carne, tirate rigorosamente al mattarello, simbolo dell’arzdora più classica e della sfoglina più emiliana.


UN SALUTO E STATE ALLEGRI

POLDO

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