IL PORTO

23 Nov , 2025 - Articoli

IL PORTO

Se vi riesce, fatelo un giretto nella regione del Douro, nel nord del Portogallo.
E’ una valle incantata ricca di fascino.

Qui, il Douro, fiume che dà il nome al territorio, entra dalla Spagna lasciando sulle rive luoghi straordinari e vigne con terrazzamenti mozzafiato, siamo in un culturale classificato, non a caso, Patrimonio Mondiale.

Purtroppo il viaggio del vino non viene più effettuato sui bellissimi barcos rabelos di stile vichingo da quando sono state costruite le dighe idroelettriche.

Terreni scistosi, duri e friabili nello stesso tempo.
E’ facile trovare ancora cantine scavate nel granito di epoca romana.

La cultura della vite continuò anche durante l’invasione dei Mori dall’Africa del Nord, nel 711, quando inaugurarono l’era islamica della regione. Governarono con grande saggezza senza imporre il proprio credo con violenza, questo fino all’ XI secolo quando vennero sconfitti da Enrico II di Borgogna.


Un po’ di storia

Se seguiamo la storia, vediamo che il Porto ha un antenato, il “vino di Lamego” che ebbe grande successo nel XIV secolo.
Ma il vino di allora aveva ben poco a che fare con il Porto attuale: astringente, secco, molto forte e non era aggiunto di componente alcolica.

La prima traccia del nome Porto per i vini del Douro è del 1678, almeno così recitano antichi documenti doganali.

Ma fu solo all’inizio del XVIII secolo che tale prodotto portoghese cominciò ad avere successo grazie al trattato firmato nel 1703 tra Inghilterra e Portogallo.

La prima vera attestazione di fiducia fu data dalla regina Anna di Gran Bretagna, che ne ordinò 10 “pipas”, unità di misura pari in media a 550 litri.

Un altro vino che parla inglese!


Come nasce il Porto

È un vino fortificato non di facile comprensione:
si ottiene aggiungendo al mosto d’uva in fermentazione Aguardente, un distillato di vino a circa 77% Vol, che ha il compito di:

  • portare la gradazione del Porto ai 18/22% Vol
  • bloccare la fermentazione
  • mantenere alto il residuo zuccherino

Decine e decine sono le varietà coinvolte (qualcuno ne ha contate 110).
Tra le più importanti:

Tinta Barroca, Tinta Amarela, Tinta Caõ, Tempranillo, Touriga Francesa, Touriga Nacional.
Per il Porto bianco: Malvasia fina, Malvasia rei, Rabigato, Donzelinho, Verdello.

Potete trovare anche un Porto rosé.


Le varie tipologie

  • Porto Ruby – giovane, fruttato, immediato
  • Porto LBV – uva di una sola annata, 4/6 anni in rovere
  • Porto Tawny – invecchiato a lungo in legno, assemblaggi da 10–20–30–40 anni
  • Porto Colheita – un Tawny da una singola annata

Il re assoluto: il Porto Vintage

In testa a tutto, il Porto Vintage, il sacro Graal del Porto.
Solo il 2% della produzione.

Vino di una sola annata, 2 anni in botte, poi decenni in bottiglia.
Serve attesa, tanta: 20 anni almeno.

Se ne avete in cantina:

  • lasciate la bottiglia in piedi due giorni prima
  • il deposito è assicurato

Se molto evoluto, apritelo con le Port Tongs:



Se non siete pratici… lasciate perdere: un po’ di tappo nel bicchiere è quasi obbligo.

Mai berlo sotto i 16°C.
Bicchiere ideale: copita o tulipano non troppo grande.

Personalmente un grande Porto non lo abbino a niente.
Solo con me stesso.
È un vino per filosofi e studiosi. Come Poldo.


Curiosità e tradizioni

Evelyin Waugh, scrittore britannico, scrisse:
“bevuto nella calma maschile che segue il ritiro delle donne.”

Se andate a Oporto, visitate la Factory House, segno della storica presenza inglese in Portogallo:
club esclusivo, modello londinese, dove si degusta Porto di grande valore.

Sempre che la porta sia aperta!


UN SALUTO E STATE ALLEGRI
POLDO

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