I SABBIONI

5 Ott , 2025 - Articoli

I SABBIONI

MI CHIAMO SANGIOVESE DI ROMAGNA (SANZVES PER I MIEI CONTERRANEI) STO ANCORA CERCANDO DI CAPIRE DOVE SONO NATO

È qui che Fabio Fossi (il romagnolo) invecchia. Dopo vari decenni di peregrinare su e giù per la penisola a parlare di vino, ma non solo, a nome di cantine dalle quali aveva mandato, mettendo davanti sempre prima l’immagine del territorio sul quale tutto inizia.

Erano i tempi del Bel Paese più vero, facevi il tuo mestiere con più soddisfazione, non importava quante ore al giorno”.

Romagnolo vero, schietto e innamorato della sua terra, al telefono spesso mi racconta che il mondo di quelli come lui è in via di estinzione, lo descrive con forte inflessione dialettale, il che aumenta l’essenza del problema, parlando anche di “scimpanzè” se necessario, in fondo capisci benissimo quello che non sempre si può dire.

Lo incontro a Forlì presso la Società Agricola I Sabbioni S.S Viale Bologna 286/A – Forlì. Subito si va nelle vigne.

Il Sangiovese tra storia e leggende

Qui il Sangiovese di Romagna la fa da padrone nello scenario dei vitigni locali, assieme all’Albana di Romagna, ma lui ne è il re. È una varietà antica, la più diffusa in Italia, dalle origini ancora incerte, la contesa tra Toscani e Romagnoli ne conferisce un’aura mitica. È parte di cultura e storia, ma: Sangiovese o Sangioveto che ne è il sinonimo?

Se interroghiamo gli antichi testi, in Toscana si dovrebbe chiamare Sangioveto. Una prima citazione con questo nome ce la dà il Soderini nel 1590 nel suo trattato sulla coltivazione della vite, dove lo chiama addirittura Sangiogheto.

Sangioveto in Toscana e Sangiovese in Romagna anche per l’Acerbi (1825) nel tentativo di una classificazione geoponica delle viti.

E ancora in Toscana, Sangioveto come già proposto nel 1880 dalla Commissione ampelografica di Siena, senza successo!

Sta di fatto che tanti ne privilegiano la primogenitura, addirittura da altre regioni, accampando nomi antichi dal quale deriverebbe il nostro Sangiovese, che spesso fanno sorridere.

Tutto questo forse può interessare gli storici, anche perché si potrebbe scatenare una “guerra di religione”.

Di sicuro, un atto notarile del XVII secolo rintracciato presso l’Archivio notarile di Faenza, parla di ……. filari di Sangiovese, in una campagna a quel tempo facente parte del Comune di Brisighella (RA) fino al 1816, oggi comune di Casola Valsenio (RA).

Il territorio dei Sabbioni

Ma torniamo a noi. Eccomi qui, 35 ettari vitati e 12 di oliveto di cui 6 in produzione con varietà Nostrana di Brisighella prevalente e Leccino, che ricorda la foglia di pomodoro e il carciofo, presenta note di sedano e mandorla, un olio da agricoltura biologica, le olive sono raccolte ad inizio Novembre manualmente.

Il suo aspetto è di un giallo intenso con i classici riflessi veri dati dalla clorofilla.

Sul finale di gusto appare una lieve nota che ricorda lo zenzero.

Un prodotto di classe che regala un tocco estroso nei piatti, per i palati più esigenti.

Mi trovo in località Castiglione di Forlì, nel versante di Oriolo, ha preso il nome da una torre costruita nel 1476 dai Manfredi signori di Faenza.

Oriolo divide la parte forlinese da quella faentina, in questo versante la terra è argilla rossa e sabbie gialle che qui chiamano molasse, una sabbia di grossa granulometria che ricorda più quella del Tirreno che dell’Adriatico, piena di fossili e conchiglie, inframezzata da quantità elevata di piccole pietre che fanno azione drenante e frenano eventuali inizi di scivolamento del terreno.

Se alzi lo sguardo, là in fondo c’è il mare di Cesenatico che origina venti salati dando sapidità al vino.

Calpesta la terra” mi dice sempre il Professor Mario Fregoni, “e capisci dove sei”.

Così facendo mi sposto sulla destra, seminascosti si vedono dei buchi, sono delle caverne, erano dei rifugi, da qui il nome di uno dei vini dei I Sabbioni.

Venivano utilizzati nel periodo della seconda guerra mondiale dagli sfollati che scappavano dai bombardamenti.

In questa zona nel 1987 fu ritrovata una testa di mammut scomposta con zanne, diventata il simbolo dell’azienda e attualmente in una teca del Museo delle scienze naturali di Faenza.

Un ambiente unico

Qui il clima è sempre mite, è un ambiente meraviglioso e rilassante, il vigneto assomiglia ad una sorta di grande scivolo 

incastonato tra eleganti colline, affiancato da oliveti ben disposti e protetto alle spalle dalla maestosità di piante d’alto fusto dai colori e nomi diversi.

Qui nascono Sangiovesi longevi ed eleganti, nel tempo riescono a darti quelle caratteristiche evolutive che fanno la differenza tra un vino che ti accompagna qualitativamente in tutte le sue fasi temporali ed un Sangiovese che è buono e piacevole ma fa fatica ad andare oltre, nonostante questo rimangono facili da bere e non ti stancano mai.

Sono vini diversi da quelli di Modigliana e Bertinoro, tanto per dare un’idea. Sono persistenti al gusto senza essere troppo impegnativi e sanno durare nel tempo.

Tutto questo progetto nasce da Dino Zoli, un signore leader in altri settori che decide di acquisire quei terreni in cui era cresciuto.

Degustazione ai Sabbioni

È arrivato il momento di assaggiare quello che il romagnolo, assieme a Stefano Balduzzi, il direttore, mi presentano.

Le liti bianche, un Sangiovese vinificato in bianco, dall’elevata mineralità, tipologia in pochissimi a produrlo.

Uva Favla, è Albana fermentata con le bucce, dal colore un po’ cupo e dai profumi intriganti, stile dei bei tempi andati, presenta una certa tannicità tipica dell’Albana anche se a bacca bianca. Era quello che il contadino allora beveva, oggi avvolta da un’eleganza che ai tempi forse non c’era.

I Voli dei Gruccioni 2022, prende il nome da questi uccellini

che arrivano dal Nord Africa per nidificare, anziché costruirsi il nido sugli alberi preferiscono scavare dei buchi nella terra, non tutti i contadini ne sono contenti. È Sangiovese di Romagna Superiore DOC dal colore intenso del melograno, buonissimo, un po’ “ignorante” se vogliamo, un vino sincero che si accompagna ad una cucina versatile e genuina, al castrato per esempio, l’ho provato poi su di una pasta fresca con ragù alla bolognese (mi raccomando a ¾ di cottura del ragù ½ bicchiere di latte, voi mettetelo) va a nozze. Qui ogni vino rispecchia l’annata di produzione e se non sono ritenuti all’altezza, non si imbottigliano.

Si passa al Romagna Sangiovese Oriolo DOC 2018, annata attualmente in commercio, e all’anteprima 2023. È Sangiovese da cloni romagnoli ad acino grosso, in purezza come gli altri fratelli, vinificato in acciaio ed affinato nel vetro. Semplicemente fantastico, solo lui vale il viaggio. È dotato di una tannicità completa, forse elevata per un Sangiovese, tanto da far fatica nel dire che sia figlio di questo areale. Vuole piatti di una certa grassezza come l’anguilla, o le costine di maiale al forno. È avvolgente nei profumi che a tratti diventano balsamici pur mantenendo un mondo fruttato di ciliegia, lampone e mora, è vino predisposto per la lunga evoluzione, di carattere, figlio di un’uva avvolta dal sole e accarezzata dalla brezza marina.

Qui ho trovato vini che soddisfano l’esigenza, figli di quelle aziende che vanno cercate. E, come dice sempre il romagnolo: sono vini che vanno raccontati, ma non tutti lo fanno!

Conclusione

Quando siete al mare da queste parti e la giornata non è soleggiata, andatelo a trovare questo romagnolo, sarà felicissimo.

Se poi gli siete simpatici, magari vi farà assaggiare dei carciofini Moretto, da paura, altro viaggio che vale la pena fare, stappando dell’ottimo spumante metodo classico, anche in rosato, ma sempre da uve Sangiovese.

👉 www.isabbioni.it
📞 Tel. +39 0543 755711


UN SALUTO E STATE ALLEGRI
POLDO

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2 Responses

  1. Bellissima descrizione! Bella rappresentazione, fantastico racconto…sembra quasi una favola! Sincera e poetica, profondamente rispettosa di questo paradiso di nome Romagna. Grazie

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