Damijan Podversic

30 Ago , 2025 - Articoli,Degustazioni

Damijan Podversic

….. ma deve essere un grande vino, altrimenti lascia perdere, bevi acqua.

Quando penso a Damijan Podversic, questa frase mi viene sempre alla mente, come mi vengono alla mente tutti i momenti, e non sono pochi, passati assieme.


La cantina sotto il Monte Calvario

Sto andando a Gorizia, sotto il Monte Calvario, qui Damijan nel 2017 ha iniziato la costruzione della sua cantina, lì, in mezzo ai suoi vigneti, forte dell’appoggio della famiglia, l’ha terminata nel 2019.

Prima, per vent’anni ha vinificato in una cantina in affitto a Dolegna del Collio, scomoda e fuori mano, da farsi il segno della croce ogni volta che ci andavi.

Da notare che nei primi dieci anni di lavoro, coltivava anche zucchine e fagiolini che portava al mercato a Trieste per guadagnare qualche soldino per comprare attrezzature di cantina. Questo era!


Una terra di storia e memoria

Da Gorizia incomincio a salire avvolto da boschi e vigneti, ogni tanto incontri qualche bunker, nati nel periodo della guerra fredda. Per fortuna non sono serviti, neppure un colpo è stato sparato da lì.

È terra dagli echi lontani, dalla storia violentata più volte. Se respiri profondamente a occhi chiusi, ti sembra di percepire ancora l’afrore della polvere da sparo delle due guerre, il tutto condito da carestie e povertà in tempo di pace o perlomeno fino agli anni 50/60 del secolo scorso.

Se hai letto qualcosa in proposito, anche se non hai vissuto quei tempi, ti sembra di sentire tutto mentre calpesti questa terra, ricca di orgoglio che chiamano ponca.


Le origini di Damijan

Damijan non arriva da una famiglia di contadini, suo padre aveva un’osteria. Anche molti produttori avevano l’osteria a Gorizia: era un modo per vendere il vino che loro stessi producevano. Erano tempi duri.

Damijan parte con tanti sogni, più sogni che possibilità di realizzarli. Suo nonno gli dà mezzo ettaro di vigneto abbandonato.

Incomincia poi nel 1988 con un vigneto sotto il monte Calvario e, piano piano, compra le terre che oggi ha, nell’arco di trent’anni da ventidue contadini che sono andati a lavorare in fabbrica.

Oggi, con Elena, la sua regina, e Tamara, la figlia che vorremmo tutti come socia, lavorano 15 ettari di vigneto – ma lui preferisce parlare di 100.000 piante. Guardandomi dice: incominciano a essere troppi.


I sogni e i maestri

Chi lo conosce sa benissimo che ha lottato con il padre che preferiva comprasse un’auto nuova piuttosto che terra.

Ma i sogni sono sogni, e così, durante l’inizio frequenta quei sognatori che già ce la stavano facendo: Mario Schiopetto, Josko Gravner e Nicola Manferrari, per citarne alcuni.

Incomincia così a sognare che anche lui farà il viticoltore.

Alle costole sempre il padre che, ragionando da oste di quei tempi, gli faceva notare che il vino non si vende a 10.000 lire la bottiglia ma a 100 lire il bicchiere.


Le osterie di un tempo

Ho fatto in tempo a vederle quelle osterie, alcune si trovano ancora.
Soprattutto alla mattina presto e dopo le 17 erano piene di quei contadini che hanno venduto le terre per andare a lavorare in fabbrica.

Si beveva vino o lo spritz, ma non quello di oggi: allora lo spritz con la paseretta, mi sembra si chiamasse così, nient’altro che vino e gazzosa, o vino e aranciata.

Il tutto accompagnato da una fetta di salame, mortadella, Montasio stagionato, acciughe e peperoni, raramente il prosciutto crudo.

Se l’osteria non aveva la licenza dei superalcolici, sotto il bancone alloggiava una fojetta di grappa, il più delle volte slovena.


In cantina con Damijan

Come sempre, quando vado a trovarlo, dopo due minuti siamo in cantina, in mano il bicchiere e la chiavetta per spillare il vino dalle botti.

Oggi usa solo tini e botti grandi in legno, all’inizio per un paio d’anni ha usato barrique da 225 litri, subito abbandonate, non facevano per lui.

Damijan continua dicendo:

“Se hai un’uva cattiva, mettila nelle botti che vuoi e sarà sempre un vino cattivo.
Se hai una grande uva, mettila dove vuoi ma non è detto che sarà un grande vino, perché il vino è una bevanda tecnica, non è naturale. Naturale è che la pianta faccia l’uva per fare maturare il seme che darà altre piante. È l’uomo che indirizza poi l’uva per fare vino, con la vendemmia e la pigiatura. Poi, se hai fatto tutto bene in campagna hai un prodotto da fare fermentare che è eccellente, ma devi saperlo gestire, con le fermentazioni, con l’uso attento dei solfiti, con le temperature adeguate. Conta molto, durante la macerazione l’estrazione dalla buccia e dal seme!”

Se va bene produce 40 quintali di uva per ettaro, ma ci sono annate come la 2023 dove ne ha fatti 12.

Il suo vino fa quattro anni di affinamento.
Oggi con l’annata 2024, che uscirà sul mercato nel 2028, saranno 60.000 bottiglie.

Centomila piante per 60.000 bottiglie.


A tavola con Damijan

E così, arriva l’ora della tavola. La regina prepara sempre piatti da ricordare, mentre la socia che vorremmo tutti incomincia a stappare i quattro bianchi 2021 che stanno per entrare in commercio.

Friulano 2021

Si chiamava Tocai friulano fino al 31 marzo 2007. Vicenda penosa, lasciamo perdere. Ancora non si è certi di alcune cose su questo vitigno, di sicuro una prima citazione del Tokai coltivato nel nostro paese si trova nel volumetto “Delle viti italiane” pubblicato dall’Acerbi nel 1825. Il vitigno Tocai friulano è il Sauvignonasse, vecchio vitigno francese presente già nei primi del 1800 nei vigneti di Gironda, Sauternes, Barsac e così via. Non confondiamolo con il Sauvignon. Grazie.

E’ un vino al gusto ricco di sale, dai profumi fruttati maturi e tropicali, sfumatura di pasticceria e fiori di campo, leggera presenza di vaniglia. Dal sapore vellutato, è armonico con finale di mandorla. Un finale che non finisce mai.

Malvasia 2021

Questo nome ricorre dal 1202 a causa di una crociata deviata dai veneziani contro l’impero bizantino. Mi fermo qui perché la storia si potrebbe fortemente intricare e non basterebbero cento pagine per fare chiarezza. Ricordo che le varietà a nome Malvasia in Italia sono 17, tra bianche e nere, anche una rosata che deriva da una mutazione genetica naturale della Malvasia di Candia Aromatica (bianca) isolata a fine anni 60 nella Valnure (PC). Un solo grappolo nell’intero vigneto era diventato rosa. Da lì la storia è lunga, chiamate il Prof. Mario Fregoni, ne è lui il padre.

Di certo, la nostra Malvasia Istriana è un’altra cosa. Grande struttura e persistenza di gusto, profumi complessi, fruttati e di miele, leggermente speziata. E’ un vino sapido al gusto e dai profumi inebrianti che non ti lasciano mai.

Kaplja 2021

 In sloveno vuol dire goccia, è l’unica parola che so, anzi ne so un’altra ma è una parolaccia. E’ un uvaggio di Chardonnay, Friulano e Malvasia Istriana. Chi ama questo vino è amante di profumazioni che ricordano erbe aromatiche e note floreali in evidenza, è un vino che durante l’assaggio cambia sfumature ogni minuto, per certi versi è il vino che mette d’accordo tutti, ha una sua personalità fortemente riconoscibile con riscontrabili note di burro fresco sul finale di gusto.

Ribolla 2021

Varietà dalla buccia spessa, ricca di tannini, è tra le prime a fiorire e tra le ultime a maturare, vino per intenditori, è vino bandiera del Friuli, questa bandiera al limite se la gioca col Picolit che è tutta un’altra cosa. Qui da sempre coltivato, almeno dal 1299, dalla lunga storia. In questo bicchiere nulla è andato perduto. Siamo di fronte ad un vino, motore di profumi e gusto che non ti lasciano mai, tentare di spiegarlo nel dettaglio fai fatica perché continua ad impressionarti ad ogni sorso in maniera anche diversa. Un grande vino dalla possibile lunghissima evoluzione, che ti fa disperare al pensiero che a casa, di bottiglie, ne hai portate troppo poche.


Il sogno realizzato

E sì, il sogno si è avverato. Il sogno di Damijan è stato quello di fare il viticoltore, di avere una cantina propria come la voleva lui.

Così facendo ha potuto, attraverso il vino, mettere in bottiglia storia, territorio, passione e unicità.

Ci puoi riuscire bene solo se sogni. Altrimenti, spesso, è solo vino.


Tamara purtroppo ha terminato di stappare. Ogni volta che la rivedo la trovo sempre più brava e appassionata, convinta che questa è la sua strada, forte anche di esperienze fatte in altre cantine, soprattutto all’estero.

Qualcuno dice: è andata ad imparare quello che non deve fare. Qui suonatori e musica sono un’altra cosa.


🌐 www.damijanpodversic.com

STATE ALLEGRI
POLDO

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