AMORE DI AMARONE

30 Nov , 2025 - Articoli

AMORE DI AMARONE

La forza della famiglia

E’ un’indubitabile originalità produttiva dell’enologia veneta, in una zona di produzione protetta dalle colline e temperata dal Lago di Garda, un gruppo di vitigni rigorosamente autoctoni, una tecnica di appassimento antica ed una vinificazione difficile a causa di un forte tenore in zuccheri delle uve passite. Questo è l’Amarone, un vino unico e singolare nel panorama enologico mondiale.
Le origini della vite, in questo territorio, risalgono alla “notte” delle ancestrali ere geologiche. I Reti e, in particolare, gli Arusnati, abitavano la Valpolicella nel singolo centro religioso e culturale del “Pagus Arusnatium”, che costituirebbe una chiara conferma di attive relazioni commerciali fra Reti ed Etruschi, ed aveva il suo capoluogo nella zona di San Giorgio Ingannapoltron (Sant’Ambrogio della Valpolicella), Cassiodoro, ministro di Teodorico, re dei Visigoti, chiedeva di avere questo vino per la mensa regale.
Nella seconda metà del IV secolo, mentre l’impero romano scivolava rapidamente verso la caduta, San Zeno, ottavo vescovo di Verona, convertiva la città al cristianesimo e comunicava agli agricoltori, nella sua famosa predica al vignaiolo, il miracolo del “sole che si fa vino” e la necessità di conservare lungamente il prodotto nelle botti, “ut melius veteroscendo reddatur” (affinché invecchiando migliori).
Per la storia della viticoltura questo documento è talmente significativo che il Consorzio di tutela del vino Amarone della Valpolicella ha scelto l’immagine di San Zeno per il proprio logo.


Origini, storia e Recioto “scapà”

Dunque, l’origine viticola della Valpolicella la si deve in gran parte ai romani, che fecero piantare vigneti sulle colline attorno a Verona, dai prigionieri di guerra ridotti in schiavitù e svilupparono il caratteristico metodo dell’appassimento delle uve, che ha portato alla creazione di quelli che oggi sono i vini più importanti di questa zona. Essi avevano bisogno di un vino dall’alto grado alcolico per sopportare le difficoltà del trasporto, che fosse anche ricco di zuccheri residui, per poterlo abbinare al loro modo di cucinare, che privilegiava cibi speziati e piccanti come il garum, un condimento fatto con interiora di pesce fermentate al sole, oggi ci apparirebbe sicuramente disgustoso.
Avevano bisogno dunque di quello che è l’attuale Recioto della Valpolicella dal quale per alcuni deriverebbe l’Amarone.
Per questo infatti, l’Amarone sarebbe frutto di botti di Recioto, dimenticate fino a farne cambiare il contenuto, spesso l’Amarone viene scherzosamente chiamato Recioto scapà.
Molti ne dissentono sostenendo che, un vino così importante non può essere frutto di una dimenticanza di un vignaiolo distratto.
L’ Amarone della Valpolicella nasce da un uvaggio in percentuali diverse di diverse varietà di vitigni, principalmente: la Corvina Veronese, che conferisce corpo, colore; la Rondinella, apporta al vino tannini ed ampie note floreali; la Molinara, (a volte denominata erroneamente Rossara Trentina) dalla ricca acidità con profumi aromatici.
Molto interessante l’uso della Oseleta, vecchio vitigno veronese che ha rischiato la scomparsa per la bassa produzione e bassa resa del mosto.
Sono gli stessi vigneti che producono il Valpolicella, siti nell’area collinare a nord- est ea a nord-ovest di Verona.


La visita in Valpolicella

Oggi sono in Valpolicella, vado a trovare la famiglia Tommasi a Pedemonte (VR), la cantina si trova nel Nord-Ovest, la zona Classica, un terreno di circa 100 milioni di anni, formato da depositi calcarei ricchi di reperti fossili e di resti di piccoli animali marini, questi si possono trovare anche nei pregiati marmi veronesi.


Difficile incontrare altre aziende dove la forza della famiglia, faccia vivere la sua storia attraverso il vino come questa.
Tutto inizia nel 1902, nel periodo della Belle Époque da Giacomo Battista Tommasi, detto Titti.
Oggi incontro Piergiorgio Tommasi (quarta generazione della quale fanno parte un numero che non ricordo di fratelli e cugini, ognuno ha un suo ruolo ben preciso, la quinta è lì pronta).
Un giro nell’imponente e curata cantina è d’obbligo, piccole e grandi botti, tra queste una da 330 ettolitri, maestosa e monumentale, sembra essere a guardia di tutte le altre, solo lei oltre 44.000 bottiglie di Amarone su un totale aziendale di 220.000.


Centodieci ettari di vigna, per quanto riguarda le uve per l’amarone, prevalentemente Corvina, Rondinella e Oseleta, nulla viene lasciato al caso, i controlli sia in cantina che in vigna sono maniacali. Non può essere diversamente, è vietato sbagliare.


Le camere di appassimento

Ci si sposta tra un luogo e l’altro della cantina, ad un certo punto, una bellissima Arena di Verona in miniatura, ma neanche poi tanto piccola, costruita con 15.000 tappi in sughero dall’A.I.D.O. (Associazione Italiana per la Donazione di Organi), fa bella mostra di sé.


Ed eccoci arrivati nel luogo, per certi versi più affascinante, le camere di appassimento.
Le uve ancora disposte sulle arelle di bambù, tutte in fila ben ordinate in modo che non si tocchino tra l’oro più di tanto, attendono il lento passare dei 100 giorni (circa), nel frattempo perderanno pressappoco metà del loro peso, la spremitura darà un moderato quantitativo in mosto, naturalmente arricchito di zucchero e altre componenti modificatesi nel tempo.


Dopo la fermentazione bisognerà attendere ancora qualche anno per arrivare al prodotto finale, un periodo di aspettativa pensierosa e affascinante nello stesso tempo.


Degustazione

Ed eccoci arrivati all’assaggio:


Amarone della Valpolicella Classico 2021, la botte grande ha lasciato tutto lo spazio alla sua evoluzione interferendo marginalmente, è per me il biglietto da visita di questa cantina. E’ un vino importante non eccessivamente impegnativo, dai profumi eterei e complessi, dal gusto persistente, di grande struttura. L’abbraccio dell’appassimento nel vino lo rende decisamente armonico;
Cà Florian Amarone Riserva 2016, l’uso attento delle botti piccole, ed un ulteriore soggiorno in quelle più grandi per amalgamarlo in un soggiorno lentissimo, ha conferito complessità organolettiche importanti sfumate di note aromatiche decise, e dai sentori speziati fortemente riconoscibili, il tutto mantenuto in equilibrio da una freschezza ed eleganza non sempre facile da ottenere;
poi il Fiorato, Recioto della Valpolicella Classico 2021, il padre della storia. Rispetto a qualche anno fa mostra una filosofia di produzione meno potente e più elegante, se vogliamo anche più facile da degustare pur mantenendo sempre, oltre che una moderata ma ben distinguibile dolcezza, un equilibrio ed una finezza elevata.
In un momento storico, nel quale il mondo dei vini “dolci passiti” non è così ricercato, può essere un buon compromesso in quel gioco dell’abbinamento con alcuni piatti che solo vini con queste caratteristiche possono valorizzare.


Villa Quaranta

Se siete in zona andate a trovare Piergiorgio, se poi non volete tornare a casa, fermatevi a Villa Quaranta in Pescantina, sempre di proprietà della stessa famiglia.


Un Wine Resort e Termal SPA di grande eleganza, un’isola felice, dimora seicentesca tra le più incantevoli della Valpolicella.
Qui nel 1822 soggiornò Alessandro I di Russia, a seguire una serie di nomi di importanza storica elevata e non solo.
Anni fa, anche Poldo.

www.tommasiwine.it
www.villaquaranta.com

UN SALUTO E STATE ALLEGRI
POLDO

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