Andare sul Delta del Po è un’esperienza che consiglio a tutti. Personalmente ci vado più volte l’anno. Visitare la Sacca di Scardovari (Rovigo) e la Sacca di Goro (Ferrara), magari a bordo di un piccolo motoscafo da pescatore che può entrare nei luoghi dove non osano quelli turistici, è un’emozione unica. In mezzo a questi canneti il tempo si è fermato da migliaia di anni.
Sarà anche una delle zone più umide d’Europa, ma ha ricchezze naturali dal fascino incredibile.
Per questo già ricompresa e riconosciuta dall’UNESCO nel 1999 con Ferrara e il suo Delta del Po. Il secondo e importantissimo riconoscimento arriva nel 2015 rientrando nel M.A.B. UNESCO nel riconoscere quelle genti che vivono, operano ma soprattutto producono nel Delta del Po con grande professionalità prodotti unici al mondo.
Un territorio fragile e meraviglioso
È qui che Vadis Paesanti, pescatore di vongole e ostriche, nonché Responsabile Regionale Emilia-Romagna di Federecoopesca, spesso mi accompagna in tour affascinanti, principalmente nella Sacca di Goro, dove abitualmente opera e tenta di pescare quelle vongole che un tempo non lontano copiosamente abitavano queste acque.
Purtroppo, queste aree ora sono popolate—anzi, infestate—dal granchio blu o granchio nuotatore: un predatore arrivato dalle coste atlantiche tramite l’acqua di zavorra di alcune navi provenienti dal continente americano. La sua elevata capacità riproduttiva, unita alla forza delle sue chele che facilmente rompono i gusci delle vongole, ne hanno fatto un vero flagello.
Ma il Delta del Po, per fortuna, possiede anche un patrimonio ornitologico straordinario, con centinaia di uccelli acquatici, stanziali e migratori. È facile incontrare Cormorani, Cavalieri in cova, Aironi cenerini, e di altri colori, Svassi e tanto altro ancora.
L’anguilla e lo Champagne: un matrimonio inaspettato
Dopo una simile fatica, il rifocillarsi è doveroso. La prassi? Fermarsi in pescheria da Guglielmo a Goro. In questa ultima tappa ho assaggiato:
- Ostriche golden o dorate (difficili da trovare altrove)
- Ostriche rosa
- Ostriche nere
Vengono servite con fettine di limone, ma guai a voi, non cadete in questa trappola modaiola.

Poi ancora:

- Gamberi rossi crudi
- Capesante come se piovesse
- Il Soaso, un piccolo rombo liscio dal gusto incredibile
- E infine lei, che da sola vale il viaggio: l’anguilla alla brace
Ancora non capisco come a molti possa non piacere. Forse per il suo aspetto?

CHAMPAGNE BONNET-GILMERT – LA RESERVE: la bottiglia perfetta
Per l’occasione ho messo in fresco La Réserve di Bonnet-Gilmert. È uno Champagne Grand Cru, un brut blanc de blanc ottenuto da uve Chardonnay 100%, raccolte nei comuni di Avize, Oger e Le Mesnil s/Oger, nella CÔTE DE BLANCS.
L’uva Chardonnay è regina assoluta della Champagne, apparsa qui intorno al 1860, spesso confusa con il Pinot Blanc. È un vitigno che si esprime al meglio su terreni gessosi dove matura in modo ottimale.
Servito rigorosamente tra gli 8 e i 9°C, questo Champagne svela note floreali di fiori bianchi come biancospino e fiore di tiglio.
Al gusto, complice anche il suo affinamento, emergono sfumature che ricordano:
- Nocciola
- Pan brioche
- Burro
Un vino elegante e raffinato che racchiude piacevolezza e morbidezza, struttura e distinzione in ogni sorso.
Il perfetto abbinamento con l’anguilla
Non è solo ideale con l’aperitivo o con piatti delicati: sull’anguilla è stato un capolavoro. Ha saputo stemperare quella leggera grassezza rimasta nonostante la griglia.
La finezza delle sue bollicine unite al suo assetto non invadente ne hanno fatto un matrimonio perfetto.
Bere Champagne dà una certa sensualità. Sempre.
Lo Champagne Bonnet-Gilmert – La Réserve viene importato in Italia da Maurizio Cavalli Distributore srl.
Lo si può trovare in enoteca attorno ai 42€: decisamente più che corretto per un Grand Cru di Champagne.