Un Brunello in terra di Barolo
In questi giorni ho deciso di andare a fare un giro in Langa, ci vado spesso, ho amici da anni, e non solo produttori di vino.
Porto sempre qualche bottiglia di vino di denominazione diversa da quelle classiche langhette, così si assaggia anche qualcosa di diverso. Alcuni amici miei bevono sempre e solo i loro vini, che, per quanto eccellenti siano, insomma, esiste anche dell’altro.
Facciamo un passo indietro.
L’ultima volta che sono andato a Montalcino, ho fatto un salto da Mastrojanni per salutare il mio amico Piero (Se siete da quelle parti andatelo a trovare), il posto è incantevole a dir poco. Mi sono portato a casa alcune bottiglie tra le quali Brunello di Montalcino DOCG Vigna Schiena d’Asino 2016.
Quale miglior occasione per condividerlo con barolisti incalliti?
Non sto qui ad andar per le lunghe.
Cena al ristorante Nesto di La Morra — dopo che siete andati a trovare Piero, o anche prima, andate da Nesto e lasciate fare ad Alessandro, così si chiama il patron. Non ve ne pentirete.
Astenersi vegani incalliti e persone a dieta ferrea quando devono loro pagare il conto, non è il loro posto.
Bottiglia stappata, capretto e parenti stretti sulla brace, purtroppo la bottiglia era solo da 750 ML.
La degustazione la lascio all’immaginazione, impossibile spiegarla bene. Il Brunello cambiava sfumature ogni minuto, lasciandosi scoprire ad ogni sorso in modo diverso, ma la bottiglia — o la buta come la chiamano qui — diventava sempre più leggera.
Fortunatamente ne avevo un’altra.
Mai farsi trovare impreparati.
Il mio amico Mauro, che è stato in silenzio tutta la sera, ma annuiva soddisfatto ad ogni sorso, mentre apriva l’altra buta, mette sul tavolo Barolo DOCG Monprivato 2020 di Mascarello e dice:
“Questa la beviamo domani, per questa sera va bene così.”
Io che volevo tornare a casa…
mi sa che mi fermo un altro po’.
ALLA PROSSIMA
